Share

di Anna Cantagallo

Rovigo ricorda con una esposizione a Palazzo Roncale, dal 6 dicembre 2024 al 29 giugno 2025, 
una sua dotta figlia, Cristina Roccati, la donna che “osò” studiare fisica.

Nella mostra sono presenti alcuni strumenti da lei utilizzati tra cui: un “apparecchio in legno per studiare gli urti elastici e anelastici”, una “macchina per esperienze sulla forza centrifuga”, un “apparecchio per la composizione delle forze”, e dei prismi attribuiti a Isaac Newton appartenuti a Francesco Algarotti.  

V Nella mostra viene rievocata la vicenda di questa giovanissima rodigina, la terza donna al mondo a laurearsi nel 1747, a soli 19 anni.

Cristina Roccati nasce a Rovigo, in una famiglia aristocratica, il 24 ottobre 1732, da Giovan Battista e Antonia Campo.

Segue gli studi letterari sotto la supervisione di don Pietro Bertaglia di Arquà, poi rettore del Seminario di Rovigo: impara le lingue classiche e inizia a comporre versi. La sua abilità in questo campo sarà presto tanto stimata che Cristina, a soli quindici anni, verrà accolta ad una seduta dell’Accademia dei Concordi di Rovigo e onorata come poetessa. Il padre, con una decisione controcorrente, aveva puntato su di lei anziché sul fratello, permettendole di trasferirsi a Bologna nel 1747, accompagnata da una zia e dal suo tutore, per studiare filosofia naturale.

Vene ammessa a quella Università, “ prima studentessa fuori sede”.

Qui, oltre a proseguire gli studi letterari, frequenta i corsi di logica di Bonifacio Collina, quelli di geometria del Brunelli, altri corsi di metafisica e morale; visita spesso la Specola, ove si avvicina alla meteorologia e all’astronomia. Tuttavia, è alla fisica, insieme alle scienze naturali, che si dedica quasi totalmente. In questi anni i suoi versi compaiono in svariate raccolte e la fama di “poetessa” di cui aveva goduto in patria la ottiene anche a Bologna, tanto da conseguire la carica di “Consigliatrice della Veneta Nazione” (un riconoscimento altissimo per uno studente dell’Ateneo di Bologna).

Il 30 dicembre 1749 viene ascritta all’Accademia dei Concordi; nel 1750 è accolta tra gli Apatisti di Firenze; entra nell’Arcadia con il nome di Aganice Aretusiana e, nel 1753, nell’Accademia degli Ardenti di Bologna e dei Ricoverati a Padova.

Il 5 maggio 1751 si laurea in filosofia; nello stesso anno raggiunge Padova per perfezionare il proprio percorso scientifico; inizia il suo impegno di lettrice di fisica all’Accademia dei Concordi alla quale, sempre dal 1751, si era affiancato il locale Istituto delle scienze. Lì vi terrà i propri corsi almeno sino al 1777.

A Padova studia la fisica newtoniana, il greco e l’ebraico, mentre continua a coltivare interessi letterari e a comporre versi. Nel maggio del 1752 rientra definitivamente a Rovigo da dove non si allontanerà più probabilmente a causa di una serie di sfortune che colpirono il patrimonio di famiglia.

Nel 1754 è Principe (presidente) dell’Accademia dei Concordi.

L’ Accademia Concordiana si apprestava a divenire un centro di divulgazione culturale e un luogo d’incontro di nobili e borghesi. In questo ambiente ricco di stimoli, a Cristina Roccati fu assegnato l’insegnamento della fisica, impegno che la giovane studiosa mantenne per circa un ventennio. “Ella accettò ben volentieri l’incarico – scriveva Ugo Cessi agli inizi del Novecento – e subito si dedicò all’ufficio assegnatole inviando da Padova le prime due lezioni che il presidente (allora Ludovico Campo) fece conoscere ai concittadini”.

Dell’attività scientifica di questo periodo rimane poco: l’epistolario, cominciato nel ’47, arriva al 1754; degli anni seguenti restano solo le 51 lezioni di fisica dell’Accademia dei Concordi. Tuttora inedite, non sono presentate in ordine cronologico, e solo in parte sono datate e titolate: è tuttavia possibile ricostruire la struttura interna dei corsi; i tre saggi del 10 gennaio, 17 marzo e 10 maggio 1774 rappresentano l’ultima testimonianza documentata dell’attività di lettrice della Roccati.

Cristina Roccati muore a Rovigo il 16 marzo 1797.

Anche se si era nel secolo dei Lumi, le università continuavano a essere palestra esclusiva per maschi benestanti. Eppure, le università italiane sono state la culla delle prime donne sapienti. Prima di Cristina Roccati, solo due donne al mondo avevano raggiunto la laurea con certificazione documentata: Elena Cornaro Piscopia (1646-1684) e Laura Bassi (1711-1778); la prima all’Università di Padova, la seconda nell’Ateneo bolognese.

Elena Cornaro Piscopia, nobildonna veneziana, si laurea a Padova il 25 giugno 1678. Grazie al padre che l’aveva fatta studiare per ridare alla famiglia la gloria perduta, diventa coltissima da sin giovanissima. Riusciva a padroneggiare otto lingue, sapendo conversare di matematica e filosofia in varie lingue, tra cui l’ebraico e il greco antico. Si laurea in filosofia (la teologia era vietata a una donna) in una seduta seguita come un avvenimento epocale che risuonerà a lungo anche tra i dotti della Sorbona, venuti a Padova a conversare con lei. Tuttavia, il suo nome verrà presto dimenticato dopo la sua morte nel 1684.

Laura Bassi (1711-1778), bolognese, laureata in filosofia, è la prima donna titolare di una cattedra universitaria (1776) all’Alma Mater di Bologna dove insegna fisica sperimentale.

All’epoca filosofia e fisica venivano considerate un’unica disciplina.

Di famiglia benestante, Laura e soddisfa la sua sete di sapere attraverso il piacere dello studio tanto da poter sostenere, nell’aprile  1732, una disputa filosofica lasciando di stucco i dotti che la interrogavano e suscitando l’ammirazione di tutti gli studiosi che la ascoltavano.
Dopo un mese le viene conferita la  laurea in filosofia e le viene assegnato un primo insegnamento di filosofia. Tra i suoi ammiratori si annovera anche il cardinale Prospero Lambertini che nel 1740 diventerà papa (Benedetto XIV).

Intanto, nel 1738, Laura si era sposata con il medico e fisico Giuseppe Veratti con il quale avrà otto figli. Entra in contatto con alcuni dei più illustri uomini di cultura dell’epoca, tra i quali  Voltaire e Volta. Laura Bassi si era occupata del moto dei fluididei fenomeni elettrici e del comportamento elettrico del vetro. Aveva installato nella sua casa un laboratorio con vari strumenti di fisica che suscitavano l’ammirazione dei vari visitatori. Nel Gran Tour che facevano i giovani nobili, era impensabile non far visita a Laura Bassi. Nelle sue lezioni usava alternare sempre spiegazioni teoriche a esperimenti pratici di grande impatto didattico. Muore nel 1778.

Nonostante le difficoltà, nella seconda metà del Settecento alcune donne riuscirono a ritagliarsi un ruolo nella scienza. Si pensi a figure come la matematica Maria Gaetana Agnesi a Milano e la fisica Laura Bassi a Bologna, o alla matematica Émilie duChâtelet in Francia. Tra loro ci fu anche la Roccati. 

In quegli anni, la moda degli spettacoli di elettricità e di dimostrazioni sperimentali aveva conquistato nobili e accademici in cerca di fama e notorietà, animando le serate di corti e salotti, mentre si moltiplicavano i primi libri di divulgazione scientifica.

Tuttavia, dopo la morte di quelle scienziate un velo di piombo era sceso sulla lorovita e sulle loro opere per lungo tempo.

A compensare tanta oscurità, è stato intitolato a Cristina Roccati uno dei telescopi che verranno lanciati in orbita nell’ambito del progetto PLATO dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), la cui missione è individuare pianeti extrasolari simili alla Terra: una nuova avventura per una donna che nel Settecento aveva dedicato la sua vita alla scienza e allo studio della natura.

ANNA CANTAGALLO

medico, ha scritto numerose opere teatrali regolarmente rappresentate. Il romanzo Arazzo familiare (Castelvecchi, 2021), il primo della saga, ha ricevuto consenso di pubblico e di critica. Il sole tramonta a mezzogiorno, secondo romanzo della saga, (Castelvecchi 2022) ha vinto il primo premio ai concorsi Milano International 2021 e Iplac – Voci di Roma 2023. Il libro di ricette antiche Come cibo per l’anima (Redaction, 2023), collegato ai due primi romanzi, ha vinto il secondo premio al concorso Mario Soldati 2023, settore gastronomia. Kintsugi (Castelvecchi), il terzo della saga, è risultato fi nalista come inedito al concorso Giorgione 2023.

Leave a comment.